FAMIGLIA CAVALCANTI

Raccolta BEZERRA CAVALCANTI MARCELO

origini nella leggenda

ISTORIE FIORENTINE scritte da

GIOVANNI CAVALCANTI


Volume II, pag. 455 a 457 - FIRENZE, Tipografia ALL' INSEGNA DI DANTE, 1838

APPENDICE

§. 4.

Ivi, pag. I. (Prologo del Lib. I.). - Poichè per ben notare che altri facesse, non troverebbe in queste pagine chi fossero gli antichi del nostro autore, stimo pregio dell'opera il produrre ciò ch'egli invece ne scrisse nella seconda Storia. Condoni chi legge il molto inverisimile del racconto a quel po' di vero che può, all'occorrenza, venirgli opportuno.

"Deliberai di scrivere quanto avevo sentito dagli antichi, e sì da' Malavolti, che ne' Frati Predicatori hanno l'albero in Siena del nostro e del loro origine.

Sappi, lettore, che la città di Colonia è molto magnifica di popolo plebeo, e nuda di catuno sangue gentile; e l' Arcivesvovo di questa città n' è signore, e di fuori a' limitari delle cittadinesche porte, nessuna signoria ed altra maggiorità per l' Arcivescovo o per alcuno plebeo se confessa, ma in tutto per molti gentili uomini si tiene;  e di tale luogo i Cavalcanti vennono.

La loro residenza della signoria di più castella, e la principale sedia era in San Giglio.

Questo castello è molto magnifico, di popolo pienissimo; del quale uscirono quatro fratelli, ed in compagnia d'uno signore il quale passò in questa Italia dietro alla cacciata de'Goti.

I quali Goti occuparono tutta l' Italia anni dugento: e dopo la partita di sì nimichevoli barbari s' ordinò la città di Firenze, che da'consoli de mercatanti fussono date le leggi *, e procedessene il civile governo; e di ciò le antichità delle prime matricole ne fanno certissima fede, perchè de' Cavalcanti furono i primi Consoli. Ancora si truova che i primi ordinamenti che fece il populo furono confermati da uno cavaliere de' Cavalcanti, come podestà della sì fatta repubblica **.

Aggiugnendo messere Ruberto, per la grazia di Dio Vescovo di Volterra, uno lodo dato a uno cavaliere de' Cavalcanti tra 'I comune di Volterra e il Vescovado, per lo quale crebbe molto le vescovili ricchezze.

L' uno fratello si fermò nella città di Firenze: costui tolse per donna una nata della bella Gualdrada, il quale ebbe per dota il castello di Monte Calvi, colle possessioni e cogli uomini. Di costui sono discesi tutto il lato di que' Cavalcanti da Monte Calvi, de' quali sono io.

L'altro fratello sì andò a pigliare la sua residenza al lato ove oggi si truova il castello di Pescia. Quivi murò un forte sito per difendersi dalle strane genti, et, ancora se ne vede alcuno indizio d' antichità, Costui si diede non meno a conducere mercatanzie da un luogo ad un altro, che cumulare l' una cosa coll'altra. Costui teneva grandissima quantità di muli con molti servi che andavano dall'uno luogo all'altro: et per questo alcuno plebeo dice che il nostro origine fu un vetturale. Di costui nacquero sei figliuoli maschi, de' quali sono discesi i sei lati degli altri Cavalcanti.

Il terzo fratello sì fermò a Siena, et a tempo che la città era ancora sì rozza, che gli onorevoli siti non avevano preso signoria. Questo terzo fratello fu tanto potente e di sì accesa audacia, che prese il poggio che già si chiamò  a Mala volta: però che quando la città nen era ancora circondata dalle cittadinesche mura, era in su quello poggio un forte castello, il quale era tanto alto a nuocere a' viandanti, che piuttosto meritava essere chiamato ladronaja che fortezza. E pel nome del sito, i discendenti del terzo fratello acquistarono il nome Malavolti, ma il nome proprio avevano Orlandi. E per questo così signorile sito, a questo così fatto uomo fu imposto a fare molte braccia delle mura della città. E per questo così mortale passo, Antonia mutò l'antico nome, e chiamasi Volterra. Consiossia cosa che la strada ponentina era d' Altopascio, e passava lungo fiume dell'Era. Questa cotale strada conduceva i viandanti a piè del poggio d' Antonia: quivi stavano per misericordia de' viandanti certi insegnatori di più sicuro cammino, e dicevano a' viandanti: Volta, erro ; che tanto viene a dire quanto: Va di qua, andatore, e non andare di colà, però che tu saresti non meno tosto morto che rubato da que' ladroni da Malavolta. E per questo così fatto insegnamento la città d' Antonia mutò nome, e chiamasi Volterra.

Il quarto fratello pose la sua residenza nella città d' Urbivetero, e chiamansi Monaldeschi. Adunque noi da Monte Calvi tanto appartegnamo a' sei lati de' Cavalcanti, quanto a' Malavolti e quanto a Monaldeschi; ma la vicinanza delle due città e l'antica amicizia de' due popoli ci hanno conservate le prime fraternità co' Malavolti più co'Monaldeschi".

* A questo proposito, anche nelle prime carte del Tratt. di Politica potresti leggere: ".. Certo l'ufficio de'consoli de' nostri mercatanti fu già eccellenttissimo caricò dela eccelsa Signoria"

** Il MSS. ba: i primi ordinamenti che fece Spulo, furono confermati ee., come podestà fatta rebbublica. Una corresione sì necessaria, e ad un tempo sì naturale, non sarà, spero, tacciata d'arbitrio.

 

Trattato Politico-morale 

 

scritto da Giovanni Cavalcanti: 1381-c.1451

Commentato da  Marcella T. Grendler - 1973 - 253 pag. 

Pag 104-107:

 "Ancora un altra condizione di nobili c' è, intra quali siamo noi, i quali noi ci passano in compagnia d'uno signore della Magna che venne in compagnia di Carlo Martello, i quali di noi l'uligine furono quattro fratelli, de' quali l'uno ne rimaste in Firenze, & in Terma fu la prima sua abitazione. & di costui sono discesi tutti quegli da Monte Calvi. Il secondo fratello n'andò ad Pescia, & quivi non senso murata la terra, vi murò una fortezza che ancora vi si vede alcune anticaglie di mura coperte dell' era. Costui fece una ricchezza da non stimare. Egli teneva grandissimo numero di muli, e tanti famiglia as guidare li detti muli, quanto facessono mestiere a conducete & a portare mercatantia dalla l'una città ad altra. Et da questo così facto exercitio tucta l'Athalia per le di costui opere era esercitata la mercantantia, del quale misteri o avanzò più che mezzano thesoro.  

Il terzo fratello n'andò a Siena, & di costui ne nacquono gli Orlandi, i quali poi tre sito del luogo si chiamano i "Malavolti" perché lle loro case si chiamano "Amalavolta" & di costoro ne discese uno che si parli da lloro & andonne a Bologna, et vi a ppiù tempo ne discese l'uno da que' due cavalieri Gauldenti che furono eletti per podestà in uno medesimo tempo dalla nostra repiblicha. Quesi sì fatti discendenti si chiamarono pi Bianchi, perchè furono de' principali di parte Bianca. & il quarto & ultimo fratello elesse per sua stanza Urbivetero, & di costui son nati e' Monaldschi.

 

I quali noi tutti venino da uno castello fuori di Colonia quindici miglia & ha nome San Giglio, il quale castello con altre ancora sono sedia del nostro hurigine. & ricinta la nostra ciptà da Carlo Magno, s' ordinò nuovo governo della repubblica. Di questo governo furono i principali e' consoli de' mercatanti, & della nostra famiglia furone in tre consolati prima. Questo nella vecchia matricola troverai essere così. & in questi medesimi tempi vennono quegli da Grigniano com più altri della Magnia Ythalia."

Castello di San Giglio - Burg Hemmerich (Bornheim)?

Enciclopedia Italiana

CAVALCANTI - Famiglia fiorentina, delle più notevoli tra magnatize, le cui origini sono avvolte nella leggenda: il Villani accenna, più che a tradizioni guerriere, a un passato mercantesco. Alla fine secolo XII i C. occupavano buona parte del centro cittadino con le loro case situate nel sesto di S. Pietro Scheraggio intorno al Mercato Nuovo; nel contado possedevano il castello delle Stinche in val di Greve, quello di Montecalvi in val di Pesa, Ostina e Luco nel Valdarno superiore. Al governo cittadino avevano partecipato dal 1176, allorché un Cavalcante aveva ottenuto la dignità consolare, rinovata poi nel 1214 nel figlio Schiatta. Altri elementi di forza furono il numero dei componenti la famiglia e le perentele con le più grandi casate toscane, come i Guidi e i Salimbeni. Si schierarono fra i guelfi e andarono in esilio, prima nel 1248, e poi dopo Montaperti. Rientrati a Firenze nel 1266, ebbero una parte notevole nel tentativo di pace con gli avversari, e 14 ani più tardi furono dei più autorevoli mallevadori della pace del cardinal Latino. Appena sorsero le interne divisioni fra i guelfi, i C., sebbene fossero dei Grandi, si accostarono, in odio ai Donati, alla consorteria popolare dei Cerchi, nucleo in formazione di parte bianca, alla quale appartennero in seguito. Gli episodi principali delle lotte, rinnovate con calendimaggio 1300, furono per la famiglia: l'esilio di Guido (v.), durante il priorato di Dante: la rovina, nel 1304, delle case di città; l'assalto ai castelli di Val di Greve e di Val di Pesa e l'uccisione di Masino. Dal 1312 data l'esodo d'una gran parte della famiglia.
Nella prima metà del sec. XIV i C. rimasti a Firenze ebbero ancora qualche parte nella vita cittadina. Furono tra i fautori della signoria del Duca d'Atene, congiurarono poi contro il tirano per cacciarlo, parteciparono nell'agosto 1343 al governo dei Quattordici e dal consiglio degli Otto. Quando, un mese dopo, la furia popolare si abbatté sui Grandi, ebbero rase al suolo le case. Nella seconda metà del secolo, assottigliati ancora di numero, condussero una vita difficile, intenti a nascondere l'origine magnatizia. Cosi nel 1361 i fratelli Domenico, Niccolò e Ciampolo chiesero di chiamarsi de'Ciampoli e di mutare la vecchia insegna gentilizia, e pochi mesi dopo altri si dissero di Poggio; mentre nel 1379 e nel 1393 altri ancora si appellarono Cavallereschi, e nel 1381 Malatesti. Miglior ventura ebbero gli esuli scesi a Roma e di li sparsisi a Napoli. Costoro, che non tardorono a unirsi in parentela con gli Acciaiuoli, goderono con essi i favori dei sovrani, ottenendo possedimenti in Morea e notevoli uffici: Salice, Mainardo, l'amico del Boccaccio, e Amerigo giusero alla dignità di ciambellano e di giustiziere.
Col Quattrocento la famiglia raccoltasi di nuovo, almeno in buona parte, a Firenze, entrò nell'orbita dei Medici, dei quali Lorenzo, fratello di Cosimo il Vecchio, sposò Ginerva d'Amerigo. Cosi fu aperta finalmente la via delle cariche pubbliche ai C. che contarono 13 priori dal 1450 al 1531, e tre senatori dal 1554 al 1615. Nel Cinquecento, sebbene Stoldo di Tommaso avesse mozza la testa con Pandolfo Pucci per la congiura del 1559, si mantennero tuttavia fedeli, in genere, al principe, né il padre Tommaso, née il fratello Giovanbatista furono rimossi da Cosimo dai posti di fiducia che occupavano.  Un altro avversario dei Medici fu Bartolomeo, difensore di Firenze nell'assedio ed esule volontario dopo l'uccisione del duca Alessandro e l'esaltazione di Cosimo, alle cui truppe si oppose poi sotto le mura di Siena.
Durante il Seicento fu trascurabile a Firenze l'importanza politica della famiglia, i cui rami andarono a poco a poco estinguendosi fino a quando la casata se estinse, nel 1727, con la morte di Alessandro di Andrea che lasciò eredi i Cattani. Vita più lunga ebbe invece il cepo brasiliano dei Cavalcanti d'Albuquerque, originato a metà del sec. XVI dal matrimonio di un Filippo con Caterina d'Albuquerque.
Anche le lettere registrano alcuni nomi dei loro: Giovanni (v. sotto) narrò le vicende fiorentine dal 1423 al 1440 con un racconto largamente usufruito dal Machiavelli nelle sue Storie. Il ricordato antimediceo Barlolomeo va lodato soprattutto per una Retorica, rimasta classica e annoverata fra i testi di lingua. Andrea, eurudito e bibliofilo, appartenne al cenacolo fiorentino di Salvador Rosa nel decennio dal 1640 al 1649: più che per le narrazioni tragiche che furono la tela di romanzi guerrazziani, il suo nome si ricorda per le novelle argute ed eleganti. Altri C. passarono alla storia nei versi di Dante: l'epicureo Cavalcante figlio di Schiatta e padre Guido (Inf., X); un Francesco, soggetto a strane transformazioni tra la schiera dei ladri fiorentini della setima bolgia (Inf., XXXV), e il simulatore Gianni Schicchi di cui si ricorda la beffa sul letto di morte di Buoso Donati (Inf. XXX).

Bibl.: A prescindere da un confuso tentativo di Scipione Ammirato, dalle farraginose e infide pagine del Gamurrini (Storia delle famiglie nobili toscane, III, pp. 57-58) e da qualche accenno - limitato comunque al sec. XIII - nelle opere letterarie su Guido e presso i commentatori della Comedia, le notizie sui C. vanno cercate nei cronisti e negli storici di Firenze, e nelle raccolte genealogiche manoscritte. (Enciclopedia Italiana)
 
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Raccolta BEZERRA CAVALCANTI MARCELO

Italia 2008, 2009, 2010

Fotografia

Castello di Montecalvi, San Cassiano Valdipesa, Firenze, Toscana, Italia. 

Castello delle Monte Calvi

Castello delle Stinche, Radda in Chianti, Siena, Toscana, Italia

 Castello delle Stinche

Fiesole, Toscana, Italia

Fiesole

ISTORIA GENEALOGIGA DELLE FAMIGLIE NOBILI TOSCANE, ET UMBRE

CON L' AGGIUNTA DELL' ARMI LORO AL PRIMO, E SECONDO VOLUME,

DESCRITTA DAL PADRE DON EUGENIO GAMURRINI, Abate Casinense, Nobile Arentino, Accademico Apatista, Consigliero, Elemosiniero Ordinario

DELLA MAESTA' CRISTIANISSIMA

DI LODOVICO XIV

RE DI FRANCIA, E DI NAVARRA;
TEOLOGO, E FAMILIARE DELL' ALTEZZA SERENISSIMA

DI COSIMO III

GRAN DUCA DI TOSCANA.
CONSECRATA ALLA MEDESIMA ALTEZZA

VOLUME TERZO.

IN FIORENZA, Nella Stamperia di Francesco Livi, all' Insegna della Nave. 1673. Con licenza de Superiori.


(Pagine 57)

FAMIGLIA DE CAVALCANTI

Non concordano gli Autori in assegnare l' origine a questa nobilissima, e potentissima Famiglia de' Cavalcanti, mi fa credere, che quelli, i quali scrivono Istorie in materia delle Genealogie non possono usare le medesime regole, che gli Antiquari ; perche chi non prova con le scritture autentiche, è un parlare aria, ricorrendo essi all' invezioni, e stiracchiature ; mentre si sforzono di speculare nell' armi, o loro imprese ; onde bene spello favolosi si rendono i loro principi.

Monaldo Monaldeschi scrivendo l' origine della presente famiglia ne' suoi Comentari Istorici d' Orvieto al lib. 4. fondandosi nell' autorità d' Antonio Manetti Fiorentino, che viveva nel 1330. asserisce, che fra gli altri, che vennero in Italia con Carlo Magno Imperatore vi furono quattro fratelli ricchi, e potenti per il dominio di molte Terre, e Castelli, che nella Francia possedevono ; e che due di questi si fermassero nella Città di Fiorenza, o nè suoi contorni ; L' uno diede il principio alli Cavalcanti, de' quali si tratta presentemente ; e l' altro propagasse la famiglia de' Calvi. Il terzo poi de' suddetti fratelli prese stanza nella Città di Siena, da cui derivò la nobilissima famiglia de' Malavolti ; e l'altro si fermasse in Orvieto Città antichissima, e che con la sua dimora in detta Città propagasse la potentissima famiglia de' Monaldeschi. Ma fondandosi is precitato Manetti nell' autorità di Fanusio Campano seguitato per la poca satica dal Sansovino, e da altri poco oculati Autori, cisi rende sospetto, costando al Mondo tutto, che detto Autore ha cominciato quasi sempre con autori inventati, e con fondamenti poco valevoli alla prova, che si ricerca in simili materie, mentre in queste non si cammina con le genealogie fermate negl' Istrumenti autentici ; e però non potiamo date per certa la suddetta origine, ma lasciare la considerazione al pio, e diligente Lettore ; non negando però noi che ciò non possi essere, mentre vediamo, che questa famiglia camminava con passo di nobilità nel secolo dell' Imperator Carlo Magno ; e più potente in quei tempi si dimostrava, che nelli seguenti ; mentre è certissimo, che fino del secolo 1000. godeva i primi gradi nella Città di Fiorenza ; e se le scritture vegliassero avanti il mille, che rare si trovano, pottessimo chiarici di quanto dice il d. Monaldo con li sopraddetti Autori, e vedere se fosse veramente invenzione, o verità. Piero dunque di Giovanni Monaldi, che scrisse della nobilità Fiorentina proferisce intorno a quasta Casa' le seguenti parole.

La nobilissima famiglia de' Cavalcanti ebbe l' origne sua di Colonia Città nobile della Germania, essendo loro venuti in Italia in favore di Carlo Magno Imperatore contro Desiderio Re de' Longobardi, dove nella Città di Fiorenza facendo loro

(Pagine 58)

loro domicilio nella contrada di Calimara, nel qual luogo fecero magnifici Palazzi, e Logge, vennero dipoi tanto crescendo si di famiglia, come di facoltà, che tra' principali della nostra Città furono seputati, mediante la graodezza loro, che divenaero Signori de' più forti Castelli, si come di Montecalvi della Val di pesa, e delle Stinche in Val di greve, e dopo di Luco, e d' Ostina nel Mugello, oltre, che pregiatissimi Rami di questa Stirpe generosa si distesoro ancora per il Regno di Napoli, dove più Signorie possederono, como di Turana, e di Seluttari, Burzelle, & altri luoghi, & c.

Questo Autore sudetto avendo scritto del 1585. la sopradetta Istoria, per quanto si vede, ha fatto grandissimo fondamento nell' Istorie Fiorentine tanto manoscritte, che stampate, fuggendo la fatica poluerosa degli Archivi, che intisichisce per l'ordinario i bell ingegni ; e perciò questi attendendo alla sanità più, che all' investigazione della verità, vanno tessendo l' Istorie con quello, che hanno detto gli altri Scrittori, con fare in essi molte ponderazioni, & abbellitle con scelte parole, crendere la lettura grata, e delicata; e però vedo, che la suddetta sua oponione nell'origine de Cavalcanti la cava quasi di peso dal Verino, de "Illustratione Urbis Florentia", cantando al lib. 3. di detta famiglia nell' infrascritta maniera.

Ves Cavalcantes Germanis Regibus ortos
Fama canit, gelido Scsticus miles ab axe
In nostra erupit Geticis confinia selis:
Quamquam aly referunt Fesulis venisse subactis.
Sttrps, claris ornata viris, doctoq; Poeta,
In signis vinet, nullog; abolebitus xuo.

Ma ricorrendo noi alle scritture autentiche, che poche degli antichi Secoli sene conseruvono nella Città di Fiorenza, queste ci danno cognizione, che un Domenico fiorisse nel 1000. e questo generò Gio: Berto padre di Cavalcante, come si legge in uno Instrumento Rogato da Fiorenzo nel 1045. che si conserva nell' Archivio di Monte Oliveto di Fiorenza ( San Miniato al Monte "olivetani" ), nella Sacchetta Turchina segnata E. e questo generò Giannolitto padre d'Adimati Consule, e Cavalcante pure Consule del 1176. come si lege al libro 26. delle Reformagioni di Fiorenza fol 57. & al libro 29. de Capitolitol. 7.

Cavalcanti generò Aldobrandino, dal quale ne proviene la linea di Niccolò figliuolo del Cavaliere Brunoro vivente, & un altro Cavalcante da cui vengono le linee d' Andrea di Lorenzo Cavalcanti vivente, e quella di Gio: Batista di Gio: Antonio Cavalcanti padre di Giovanni, e di Francesco similmente viventi, e d'Andrea suddetto sono figliuoli Lorenzo, Vicenzo maria Canonico, Pier' Antonio Cosimo, e Giulio, i quali Aldobrandino, e Cavalcanti fratelli furono presenti al giuramento, che dichiara gli houmini di Colle, di non dare aiuto a quei di Semifonte l'anno 1201. in mano della Repubblica Fiorentina, come si legge alle Reformagioni di Fiorenza al libro 26. de' Capitoli fol. 24. Pazzo, e Giamberto furono ancora loro fratelli de' sopadetti. Pazzo fu padre d' Uberto, che generò Giachinotto, e Gianozzo; e Giamberto fu padre di Tegliaro, che generò Gieri, e Giambertino, come si mostreranno dopo l' Albero nella dichiarazione degli huomini Illustri.

Adimari pure fu fratello de'sopradetti Aldobrandino, e Cavalcante, e fu padre di Gianlieto padre di M. Amadore, che fu Cavaliere conforme alle scritture, che si conservono appresso il Signore Andrea Cavalcanti del 1278. & in questo In

(Pagine 59)

Instrumento M. Amadore con Scolaio suo figliuolo confessano avare ricevuto 400. lire di buoni denari di Fiorini piccioli per conto della dote di madonna Lora figliuola del già M. Ugulino da Pettorio futura Isposa di Scolaio pagatali da Ugone, Baldo, e Bindo suoi fratelli.

D'Uberto di Pazzo di Cavalcanti, che si legge nell' Archivio della Badia di Fiorenza alla Cassetta P. numero 3. nasce la linea de' Cavalcanti del Regno di Napoli, de' quali ne scrive Scipione Ammitati, a cui ci rimettiamo, Giachinotto figliuolo del sopradetto Uberto ebbe per fratello Giannozzo padre d' Amerigo, quali si vedono nel sudetto Archivio Cassetta L. numero II. con tutti gli altri Cavalcanti viventi all ora del 1317. Come feudatari della Badia di Fiorenza per il Castello d' Ostina con altri Castelli donati da Cont' Ugo Marchese della Toscana alla sudetta Badia. Amerigo si legge alle Reformagioni nel libro 16. de' Capitoli fol. 96. il quale domanda permissione alla sua Repubblica d' andare al servizio dell' Estensi in Lombardia l'anno 1344. Scipione Ammirati si è fortemente intrigato nel fare il pedale di questo Albero da noi di sopra dichiarato, e lui medesimo non lo sà negare, arrivando fino ad incolpare i Notari degl' Instrumenti, dicendo avere essi sbagliato negli anni; ma in verità ciò tutto passa bene, e se avesse conosciuto almeno dal computo de' tempi essere in questa famiglia due Adimari, non averebbe osato dire, che i Notari sbagliarono negli anni ; Si che dunque l' Albero di questa famiglia viene da noi provato per la linea di Napoli, avendo esse lasciato il Ramo di Barnassa figliuolo di Mazzante Cavalcanti, come da noi tutto si proverà d' avere dichiarato li tre Rami con il sudetto Scipione, al quale ci riportiamo ; dice dunque.

Di Giachinotto, e de suoi descendenti spesso ci conviene ricorrere al lid. delle Paci ; Giachinotto intervene nelle paci de' Pazzi l' an. 1316. si come fece Giannozzo suo fratello, e l' anno 18. e de' chiamati del Carro a pronvedere denari ; ma non già interviene in quella de Falconieri del 42. nella quale essendo egli già morto, intervenne Maso suo filgiuolo; ma non fu solo Maso di lui figlio, perche ebbe ancora Mainardo, Amerigo, e Salice tutti trè Cavalieri, de' quali parleremo solo d' Amerigo; e perche in uno antico libro' il quale è appresso di Riccardo Riccardi, si ritrova, che di uno suo nobil fatto si fà manzione, mi è piaciuto cosi in questo luogo di peso trasportarlo, come qui l' abbiamo ritrovato, perche non paia, che oltre il dovere delle persone, di cui ci conviene ragionare, siamo fatti partigiani; sono a dunque tali le sue parole.

Ancora l' astinenza della cupida voluntà delle ricchezze, che usò il nostro Eccellente Cavaliere della Casa de' Cavalcanti M. Amerigo non tacerò, la quale fu grandissima, dico, che ne' tempi, che la fortuna cominciò a rivolgere le prosperità in avversità della Serenissima Regina Giovanna, la quale essendo da ciascheduno abbaudonata, massimamente da quelo di cui ella de' miseri aveva fatto eccelsi in dignità, e Signoria; il valoroso Cavaliere di M. Amerigo esaminando la sua conscienza, e l' avversità della sua Madona, deliberò quelle cose, che erono procedute dalla magnificenza di quella Donna, alla Donna medesima restituirle ; adunque indotto da si discreta conscienza, vendè tutte le sue Terre, in fra le quali furno le Terre di Capuà, e quelli deanri in grembo li offerte alla detta Regina Giovanna cosi dicendo, aiutatevi quanto il potere con il sapere sa d' acordo: A queste si libere offerte, la Regina con lacrime a gli occhi molto lo ringraziò, e con molto efficace

( Pagine 60)

efficace parlatura gli disse, che quelle cose, che di già gli aveva date, che per niuno modo li era lecito il toglierle, e poi aggiungeva, che quella gratitudine farebbe sufficiente a rivolgere la sua fortuna dall' infelicità, e miseria; e che lui conosceva, che li bisognava rimuovere la miseria in prosperità; si che adunque li disse per tali gli è meglio, che tu li ferbi, che tu per cosi disutile gli getti, rispose il generoso Cavaliere ; Madonna non, che queste cose, che io ho ricevuto da voi, sieno mie; ma elle non furono mai vostre, peroche niuna cosa è di noi mortali; perche se le fossero nostre, e non ci potendo essere tolte, voi non avete cagione di temere, che tolta vi sia la dignità ; ma perche elle non sono nostre, e convenevole, che ogn' un tema di non lasciar quello, che non è suo ; peroche le cose, che sono nostre per nium modo ci possono esser tolte; e queste sono le virtù, seguita, che io non ve le offero, come vostre, ne come mie; ma si come posseditrice di queste cose in vece di nostre, Hor nota qual parte di temperanza porè essere di questa più ottima. Cotali sono le parole di questo Autore. Fu anche M. Amerigo amico del Boccaccio ; e l' anno 1380. che il suo fratello Mainardo fa testamento lascia insieme con la moglie di esso Amerigo Francesco Acciaioli essecutore della sua volontà; non dimeno, o che tornasse a Fiorenza, o che vi volesse esser condotto morto, la sua Capella si vede nella Chiesa di Santa Croce, ove non solamente è una sepoltura di lui a modo d' Arca ammattonata, ma un' altra delle Donne di Casa sua per quel, che noi conietturiamo ; la sua successione è oggi spenta ; nondimeno ella visse, e si mantenne per lungo tempo, peròche Gio: suo figliuolo ebbe tre figli, Amerigo, Giannozzo, e Niccolò, i quali tutti tre l' anno 1434. nella tornatta di Cosimo de' Medici dall' esilio furono fatti di Popolo ; pare, che di lui vi sia anche una figlia femmina, che è quella Ginerva, la quale nell' Albero de' Medici abbiamo posto per moglie di Lorenzo fratello del già detto Cosimo padre della Patria, del qual matrimonio nacque Pier Francesco bisavo del Duca Cosimo. Amerigo fu nel numero de Signori per li due mesi di Marzo, e Aprile dell' anno 1451. Di Niccolò tre figli nacquero Amerigo, Giovanni, e Forte, per esser nato dopo la morte del Padre un' altro Niccolò ; D' Amerigo nacque Benedetto, e qui per avventura fini. Giovanni nato l' anno 1448. nel 95. mori senza aver figli maschi ; perche allogate quattro figlie femmine onorcuolmente, lasciò 18 Poderi a S. Maria nuova ; questo particolare diciamo per relazione di quelli di Casa, la prima pose in casa Morelli, la seconda ne'Dini, la terza, il cuinome fu Ginevra, si congiunse con Mainardo Cavaliere padre di Baccio, il quale scrisse la Rettorica, la quarta in casa Gianfigliazzi ; nobil guiderdone traggono gli huomini nobili, e ricchi dal favore, e da' benefizi, che prestano le persone di Lettere, poiche di quelli col comodo, che porgono loro, in spazio di tempo riportono onori perpetui. Amò queste Giovanni, e favori singolarmente la virtù di Marsilio Ficino, dal quale non solo viene nominato nel suo detto Convivio (ma dice il Ficino, che per sue singolari doti dell' animo col corpo da' conuitati l' Eroe egli era cognominato. Lui proprer virtutem animi, & egregiam indolem, dovendo essere giovinetto Heroem Convivem non comparaverat. Lode per essergli data da tanti Filosofi non lunsinghiera da non tenere picciolo conto ; egli è adunque conlui, a cui l' Orazione di Fedro, come Giovanni nobile, e principale tocca ad esporre. Fece ancora di lui onoreuole memoria il Landino; onde si può considerare, non aver'egli nel favorire gli huomini Letterati voluto tralignare dal costume de' fuoi maggiori, a quali Amerigo, e Mainardo fratelli ebbero caro il Boccaccio,

(Pagine 61)

si come Baccio pure di questa linea coll' essere huomo di molta letteratura, pare che con l' antico Guido avessi voluto concorrere.

Hora parliamo di Salice. E' Salice ancor egli nominato nel resiamento del fratello l' anno 1380. e per quello, che si può comprendere, pare che sia nato avanti d' Amerigo ; Veggio il nome di sua moglie essere Caterina, ma non' già ritrovo il casato, e i suoi figli sono Giachinotto, e Baldinuccio ; costui è instituito erede della Madre l' an. 1407. e de' Signori, e fu padre di Baldinaccio, d' Amerigo, e di Luca, le loro sepolture sono sotto le volte di S. Croce a comune con M. Guido Scima ; & M. Scalino, (forte M. Scolaio) anzi M. Salice, Carlo di Baldinaccio Cavalcanti ; Di Giachinotto figlio di Salice, io ne feci menzione ne' Cancellieri, interuenendo egli in quel negozio per parte, & in nome di Ricciardo, per questo ofizio, e per li nomi de figli ; io stimo al sicuro egli avere avuto donna di casa Cancellieri, e congiunta di stretto parentado a Riccardo, poiche nomina i suoi figli, Lazzero, Francesco, e Riccardo, il primo, e l'ultimo, sono nomi familiari di quella casa ; questi fratelli furono ancor' essi tutti tre fatti di popolo l' anno 1434. de' quali Ricciardo ancora ottenne il Priorato l' anno 77. e di lui ucirono Giachinotto, Salice, e Mariotto, come dicemmo d' Amerigo, cosi crediamo essere parimente spento ancor questo ramo ; onde passeremo con miglior ventura a Mainardo, i di cui successori vivono con assai fortuna, & è di costoro Giovanni, per cui noi ci siamo messi a fare questa fatica

Di Mainardo Cavaliere, Marescaldo del Regno di Napoli, e de' suoi Successori.

Selelodi, e pregio degli huomini grandi in prospera fortuna constituiti, sono il favorire gli huomini Letterati, certo non piccola parte ne tocca a Mainardo, di cui il nostro Boccaccio nella lettera, che scrive di Napoli al Priore di S. Apostolo in Firenze, cosi ragiona. Et io in questi allettamenti soffrire non potendo, sono astretto di tornare alla liberalità del nobile Giovanni Cittadino nostro, Mainardo de' Cavalcanti di queste si vanterie consapevole spessissime volte, e piaceuolmente di ciò pregandovi, e lasciata la lentina da lui con lieto viso sono a tavola, & albergo ricevuto, e non dubito, che per la Iddio grazia, e per sua operazione ho vivuto, e son stato sano: Et in altro luogo dice; ma tornando di Napoli perche il mio Mainardo al fervigio della Regina obbligato, trovai essere andato a S. Ermo, della ventina, spaventato a causa di un amico Mercatante, e povero spontaneamente mi tornai, fatto poi Mainardo in processo di tempo Cavaliere pervenne al Marescalcato del Regno, e fu senz' alcun dubbio huomo per valore, e permolt' altre sue qualità molto notabile : Misono abbatuto a vedere alcune compere, che egli fece l' anno 1375. da Luigi Guicciardini, e da Agnolo de' Bonaguisi: Fu l' anno 1378. mandato Imbasciatore in nome della Regina ad Urbano Pontefice; e certa cosa è nella sua gioventù avere molto travagliato nelle cose militari nella Morea, onde dalla Regia liberalità ottenne beni feudali; L'ebbe ancor egli, si come il fratello Amerigo Dona di Casa Acciaioli, il cui nome fu Andala quale di Iacopo sappiamo essere tori figlia, il quale su secondo Cugino del gan Siniscalco Niccola; costeigli partori tre figli Carlo, e Otto, Maschi, e Maria, femini, a quali lascia nel suo testamento

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mento fatto l' anno 1380. adi 2. Gennaio non mediocri ricchezze; feceli la sepoltura in Firenze, e si vede oggi nella Sagrestia di S. Maria nuovella, dove è la seguente Incrizione; ne si maravigli alcuno, se facendo egli il Testamento alli 2. di Gennaio 1380. quivi dicasi esser morto alli 20. di Febbraio 1379. perche è secondo L' uso di Firenze, dove è seppellito, e dove il nuovo anno prima si piglia, che alli 25. di Marzo ; Parole del Sepolcro sono tali.

Iste Cavalcantum Iachinotti, clara Propago
Marmoreus Tumulus te Mainarde tegit,
Militia titulis, quam Regia dextra decorum
Reddidit egregys accumulando viris
Inclyta Trinacria Regina Ioanna fidelem
Quem Marescalcum vixit ab axe sibi.
Sed mortalis Necis, quamquam violentia corpus
Stranerit, astra tamen meus leviata petit
Cuius ad aternem nomen meritunque salutis
Hac extrucfa fuit fabrica clara Deo.
Obyt autem Anno Domini 1379. die 29. February.

Di Otto non nacquero figli ; Carlo, o Dottore, o Cavaliere, che si fosse, gli è stato cognominato con il titolo di Messere, e trovasi, che nel 1393. alli 30. d' Ottobre insieme con Otto sono fatti di Popolo ; l' anno 1395. essendo occorlo il calo di M. Donato Acciaioli, il quale per trattato fatto fu insieme con molti altri confinato, e convenendo dare mallevadore per fiorini 10. mila per l' ofservanza de' confini, Carlo, e Otto, come cugini carnali, entrarono mallevadori per fiorini 1000. Ebbe M. Carlo per moglie Anna de' Medici figlia di M. Vieri, che fu cosi grande della Repubblica, la quale gli generò di molti figli, Mainardo, Alessandro, Donato, Otto, Francesco ; costui fu de Signori l' anno 1464. si come quattro anni poi fu Donato suo fratello, il quale di Lena Bartolini procreò Alessandro, Carlo, Otto, Andrea ; di questi fratelli Alessandro ci presta ampia materia di ragionare ; fu costui Piovano della Pieve di S. Brancazio, posta in Val di pesa, & oltre ciò di beni fraterni, e materni fu Signore de' Poderi detti al Pino, possessione per le rendite, e per un Palazzo, che ui è, & altri casamenti di non piccolo valore, oltre le case, e beni, che egli possedeva in Firenze ; Questi beni essendo egli rimasto senza fratelli, lasciò l' anno 1479. alli 23. Gennaio, e di nuovo l' 80. alli 2. del medesimo mese di Giugno al futuro Pievano della Pieve a S. Brancazio, e conseguentemente in perpetuo a detta Pieve applicati, purche detto Pievano fusse obbligato fondare un' Oratorio con tre Cappellan, nel salario de' quali per celebrarvi loro Messa, & in maritare fancivlle del paese si avessero le rendite di quei beni a convertire ; sopravisse a questo testamento Alessandro 16. ani, e morissi, non alterata la sua volontà ; e la Pieve dopo la contesa d' un Cardinale con un Cappellano di Papa Alessandro, pervenne finalmente in Cesare Ottaviani, il quale convenuto pagare altri debiti del morto Alessandro, ottene dal Pontefice, che la sua volontà si vadia moderando ; deputato in Firenze Commissario, con cui de' modi, e partiti, che in ciò si avessero a pigliare, si tratti. Essendo dunque l' Oratorio ridotto ad un Sacerdote, e non a tre, fu preso insieme compenso, che si vadia ogn'anno pagando una certa somma di denari ad alcune persone congiunte di esso Alessandro, tra le quali sono annoverati due figli Alessandro, e Carlo nati di Francesco pure suo Cugino, le quali cose benche

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benche in tal modo disposte, rimasero nondimeno molte difficoltà, cosi in pagare altri debiti, come in murare detto Oratorio ; finalmente convengono, che Mainardo nato di Bartolommeo dell' altro Mainardo, che ancor' egli veniva ad essere nipote cugino del morto Alessandro, a cui si sarebbe pur convenuto pagare certa porzione di denaro ogni anno, la quale egli come ricco, e benestante tutta la risiuta ; pigli detti beni del Pino ad affitto perpetuo, pagando per essi ogn' anno a detta Pieve alcune centinaia di scudi, e si addossi detti debiti, e la construzione dell' Oratorio, il che cosi viene posto ad esecuzione. Hora per quello, che si vede, la successione del già detto Alessandro, cioè i figli Alessandro, e Carlo vengono a mancare senza altra progenie ; onde è da tornare a Mainardo figlio di M. Carlo, e di Anna de' Medici, da cui ci dipartimmo. Di costui, il quale fu maritato as Agnola Valori figlia del vecchio Bartolo, si come notano in quella famiglia ; si legge il suo testamento sotto il di primo di Dicembre dell'anno 1437. e vedesi sicuramente essere stati suoi figli Andrea, Vieri, Carlo, e Francesco, Niccolò, e Bartolommeo ; de' primi due non aviamo altra notizia ; Francesco padre d'Alessandro, e Carlo finiscono, come di sopra si è ragionato. Niccolò, che di lui anche aviamo fatto menzione, stato de' Signori l' anno 1493. fu padre di bartolommeo, dal quale nacque Batista, la cui generazione fini in figlie femmine, Marguerita, Baccia, e Niccola.

Di Bartolommeo dunque solo rimane posterità, (nome trasportato nella famiglia de' Cavalcanti da quella de Valori) il qual Bartolomeo fu di questo Bartolomeo Avolo materno, e certo con lieta ventura, poiche spenti tutti i Rami, che di M. Uberto di M. Pazzo nascevano, in altri molti, e diversi Rami si andavano partendo. Solo de' descendenti di esso Bartolomeo rimane in fino alli presenti tempi la successione.

Di Mainardo, e de' suoi descendenti fu dunque Bartolomeo unico figlio, si come io stimo : Mainardo il quale prese il sitto del Pino l' anno 1496. fu de' Signori l' anno 1509. a tempi del Gonfaloniere Soderini ; mutato lo Stato, fu poi nel 1533. nel numero di quelli 150. Cittadini, a quali fu data piena balia, & autorità di fare tutto quello, che la Repubblica Fiorentina poteva fare, che veramente si può dire potere tutto quello, che gli antichi Romani facevano con autorità Dittatoria, se non che quella era riposta nell' arbitrio d' un Cittadino, e questa nella discrezione di, molti ; Ebbe per moglie Ginevra de' Cavalcanti figliuola di Gio: , si come a suo luogo si disse, della quale ebbe Bartolommeo detto volgarmente Baccio natogli d' intorno a' primi giorni dell' anno 1502. Costui trovandosi della morte del Duca Alessandro, e per consequenza nella presa del governo del Duca Cosimo, ancora molto giovane si usci volontario insieme col Cardinale Salviati dalla Città, malcontento di quel governo, non gli parendo, dice l' Adriani al lib. I. cap. 19. che miglia de' Cavalcanti, che era giovane, nobile, & ambizioso, e di grand' animo; il che fu cagione, che egli si visse in fino alla morte lontano dalla patria, e cadde in quelli pregiudizii in che cadono li Rebelli, essendosi sempre accostato a coloro, i quali cercorono di travagliarenlo stato al Duca Cosimo ; vivendo egli in Roma si acquistò la grazia di Papa Paolo III. si perche volentieri onorava coloro, i quali non tolleravano la grazia del Duca Cosimo : continuò quella feruitù, che aveva col Pontefice, con il Cardinale Farnese suo nipote: talche quando sucesso nel Pontificato Giulio III. il Cardinale se n' ando alla sua Legazione d' Avignone, e menò seco

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seco, dice il suddetto Adriani, Baccio Cavalcanti, Girolamo da Pisa, & alenni altri, che averono il travaglio caro, successo alcuni anni doppo cioè l' anno 1555. la guerra di Siena, nella quale Baccio intervenne, trovandoli appresso la persona del Cardinale di Ferrara ; e come, che doppo il Cardinale se ne partisse, etenesse quella Città con suprema carica delle cose militari, in nome de' Francesi Monsignore Monluc, Baccio fu lasciato apptesso quel Capitano dal Cardinale, come huomo di Consiglio, e d' autorità, e vi dimorò tanto en siche seguita la rotta di Piero Strozzi era venuto a trattare d' accordo con Siena, nella quale Città trovandisi Monluc, e vedendo il manifesto pericolo del Cavalcanti, se egli non provedeva allvo scampo, dice il già da noi allegato autore, che egli domandò al Marchese di Marignano oltre alli giornidetti, e conceduti a Senesi, che a lui ne fossero conceduti cinque più per onore proprio, e che Bartolommeo Cavalcanti Fiorentino, il quale contro al Duca l' aveva servito in quella guerra lasciatoli da Cardinale di Ferrara, ne potesse uscire salvo, il che le fu conceduto, e questo è quanto alle cose pubbliche. Fu Baccio oltre a ciò intendentissimo delle buone lettere, & è stata opinione, che quel giadizio, che usci fuori contro la Canace dello Sperone, fosse stata opera sua, scrisse della Rettorica, & altre materie trattò, che io non me sono abbattuto a vedere, avendo di lui avuto pochi lumi, è convenutomi queste particolarità andar cercando da me medesimo, Fu padre di Giovanni, e di due femine Lucrezia, e Cassandra; costei Donna fecondissima maritata a Pier Antonio Bandini ebbe 13. figli tutti di età fornita, Lucrezia la quale è oggi Dama d' onore di Maria de' Medici Regina di Francia, ha ancor ella con Albero del Bene suo marito generato figli, se non in tanto numero, almeno per fortuna, & antre qualità onorate non dissimili a' loro cugini, Gio: il quale vive oggi a Roma, caduta la morte di Mainardo suo primo figlio nato li di Lucrezia Capponi, passò alle seconde nozze, e con Luisa Ridolfi si congiunse, stata già moglie di Tommaso del Nero, ma essendosi morta prima, che ne potesse avere figli, prese Donna Romana di Casa del Bufalo, il cui nome è Tarquinia, la quale gli ha più figli procreato, Bartolomeo, con il cui nome, ha (come si dice in Firenze) rifatto il Padre, Francesco, e Guido, per rinovare la memoria dell' antico Guido huomo tanto celebre in questa Casa. Ha fatto, e fa stare a Roma, non perche egli non possa tornare alla patria, sciolto già da pregiudizi paterni ; ma per essere di lungo tempo, e nutrido, & allevato in quella Città, oltre all'avere finalmente pigliato moglie, e generatovi figli. Il che ponga fine alla sesta parte di coloro, che sono chiamati alla recongnitione del Castel di Luco, purche sia manifesto, essere questo Ramo il più delle volte stato cognominato de' Cavallereschi ; ma in questo l' Ammiratidice, che essendo molto differenti i Cavallereschi da' Cavalcanti, e ciò lo manifesta la Sepoltura, che è in S. Trinita di Fiorenza. Nel distendere dell' Albero, a canto a questa gran descendenza abbiamo posto i Cavalcanti di Cosenza, parendoci quasi impossibile in sul principio il nome d' Amerigo, il quale insieme con Mainardo suo fratello visse lungo tempo in Napoli sorro l' Imperio della Regina Giovanna ; si perche non prima, che nel medesimo tempo questi Cosentini Cavalcanti incominciano ad appatire nel Reame di Napoli Successione, e per la moltitudine degli huomi, che in essa sono moltiplicati, e per le ricchezze, possededo molte buone Castella, e Feudi in Calabria, non punto dannosa alla progenie de' Cavalcanti Fiorentini, d' onde essi quasi numerosa Colonia sono uciti,

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uciti; ma per non avere noi alcuna serie di loro veduto, o altra notizia de' loro particolari casi, è cagione, che non aviamo possuto fare o essi altra memoria.

Di questa famiglia, & in particolare di questo sopradetto Ramo, Gio: Batista l' Ermita di Soliers d. Tristan nella sua Toscana Francese aderendo all' opinione del Poeta Verino con questi precisi termini parla, Ancor che li Cavalcanti non abbino ottenuto, che l' ordine de' Cittadini nella Repubblica di Fiorenza ; essi hanno avuto l' avvantaggio d' avere altrettanto accresciuto la loro riputazione, per li seruigi, che hanno reso alli Re di Francia, come d' Italia, che se eglino avessero sempre portato la qualità de' Principi in Alemagna. Il Poeta veduto, che il lor valore, e dottrina gli rendono immortali, e l' muiolabile fedeltà, che hanno avuto sempre ben guardata per i nostri Re, e Principi del lor sangue, merita bene, che la Francia ne conservi la memoria. Avanti, che le guerre de' Guelfi, e Ghibellini facessero parlare di questi Eroi, la loro virtù glielevava alle cariche dello Stato di Fiorenza, e la loro magnificenza gli faceva riguardevoli per i superbi edificii, co' quali abbellivamo la loro Patria ; e Paolo Mini non può, che ammirare il gran Palazzo, che questi Signori fecero fabbricate in quel secolo, che le fazioni de' Guelfi, e Ghibellini cominciarono ad armare l' Italia tutta. Allora i Cavalcanti divennero l' appoggio, e li capi de' Guelfi; e come, che questa famiglia abbondava di gran Capitani, i lor valore si segnalava da pertutto, L' anno 1260. Rinieri Cavalcanti comandava l' Armata de' Fiorentini contro i Sanesi, secondo l' Ammirato, il quale fa entrare questa Casa nella buona grazia de' nostri Re di Napoli si tosto, che questi Principi passarono in Italia; e dice che Giannozzo Cavalcanti fu creato Potestà di Genova, per il Re Roberto l'anno 1335. dopo che fu stato Luotenente gener. dell' Armatta del Duca di Calabria contro il Tirano Castruccio. D. Ferrante della Marra nel suo Trattato delle Famiglie di Napoli, rimarca ancora Amerigo Cavalcanti nella corte del Re Luigi di Taranto l'anno 1335. di cui era Sciambellano, che in nostra lingua si chiama Cameriero maggiore. Il medesimo è nominato tra li Baroni presenti alla protesta, che fece la Regina Giovanna di non alienare, ne vendere giammai le Conree di Provenza, e di Forchalchier. Di Giannozzo Cavalcanti, tralascio i suoi memorandi fatti, operati da lui nella Repubblica Fiorentina, perche Scipione Ammirato racconta puntualmente il tutto nelle sue Istorie. Guido Cavalcanti ancor lui fu valorosissimo in arme per difesa della sua Repubblica, come dice il sopracitato Autore. Giovanni Cavalcanti era cosi sapiente nella Filosofia, che egli meritò il soprannome dell' Eroico. Baccio Cavalcanti, il più eloquente personaggio del suo secolo, nel tempo delle guerre contro de' Medici, artingò pubblicamente, & s' oppose a Filippo Pandolfini, che voleva fare rasare la Chiesa di S. Lorenzo, per abolire la memoria di questa Casa. Guido Cavalcanti fu Poeta veramente coronato della benevolenza de' nostri Re ; questo Personaggio universale, in cui il giudizio non era punto inferiore al suo brillante spirito, ha fatto dire questi versi alla Musa del Verinial 2. lib. de Illustratione Florentiae.

Ipse Cavalcantum Guido de Stirpe vetusta,
Doetrina egregius, numeris digessit Hetruscis
Pindaricos versus, teneosq; Capidinis arcus.

Questo è il medesimo, che secondo l' Istorico Davila, segui in Francia la Regina Caterina de' Medici, e che si rese si versato negli affari di Stato, che il Re Carlo IX l'impiegò

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l' impiegò in diverli negoziati, e lo fece suo Ambasciatore in Inghilterra appresso la Regina Elisabetta l' anno 1563. Il quale per avere per avanti (dice il d. Autore) trattato diversi affari tra questi due Regni, era ben informato degli interessi dell' uno, e dell' altro : Bartolommeo Cavalcanti il quale l' aveva precceduto negli seruigi resi alla Francia, non era men gran politico. Questo Sig. Mastro dell' Ostello ordinario del Re Enrrico II, si rese si capace delle più importanti funzioni dello Stato, che S.M. per una lettera delli 4.di Gennaio 1572. comandò a' suoi Luogotenenti gener.& Ambasciatori, che erono in Italia, che ricevessero il medesimo Cavalcanti per suo Consigliero , e Mastro d' Ostello presso di loro in qualità di suo Consigliero per suo Consigliero di Stato nell Consigli, che essi hanno accostumato di tenere per gli affari di S.M. & c.

Ma venendo noi a gli altri Rami viventi in Fiorenza, ritorneremo a Poltrone figliuolo di Cavalcanti, che generò M. Cantino padre di Ciampolo, e d' un altro Poltrone, quali si leggono nell' Archivio della nostra Badia di Fiorenza alla Casseta L. n. II. citata di sopra per il Castello di Ostina, pagando per la loro parte il canone a d. Badia, e Scipione Ammirato và dichiarando questo Ramo con fare il seguente capitolo, trattando della famiglia de' Cavalcanti, e dice nell' Albero, quale và bene in questa parte.

Della sesta, & ultima parte di coloro, che fanno la recognizione.

A M. Cantino, e Poltrone si fa la domanda dal Sindaco di Badia nel 1246. Io rirrovo dieci anni dopo, che Ciapo di Cavalcanti, e Poltrone suo fratello sono nel numero degli Anziani, e Consiglieri della Repubblica, in una pace, che si fece con li Pisani ; onde io stimo essere questo Pootrone padre di Cantino, il quale l' anno 95. chiedè rappresaglia contro il Comune di S. Miniato, s' imparentò in Siena, e rolse per moglie una figlia del nobilissimo Cavaliere Ciampolo Salimbeni, il cui nome fu Biagia, la quale morta l' anno 1300. fu seppellita in S.Maria novella di Firenze nella Cappella antica di detti Cavalcanti, che era nel mezzo della Chiesa sopra li due scaglioni verso Levante vicina Colonna, la quale fu poi levata l' an. 15. quando si levò via il Coro di detta Chiesa per suo abbllimento, e virimase l'immagine di detta Biagia scolpita in marmo in detta Sepoltura, secondo l'uso di quei tempi, la quale fino ad oggi apparisce con lettere, & iserizione, come a' piedi.

Hiciacet Nobilissima D. Blasia vxor olim D. Cantini de Cavalcantibus, & figlia olim Nobilissimi Militis D. Ciampoli de Salimbenis de Senis, que ubyt anno Domini 1300. die 20. mensis May.

Dal qual matrimonio furono procreati quelli, che noi veggiamo Ciampolo, e Poltrone per la sesta parte fare la recognizione, Ciampolo, che Cavaliere dovette essere, essendo cognominato Messere, e cosi detto dal nome del padre, anzi avolo materno ; ma non sò qual fallo egli avesle commesso, fu dal Comune di Firenze insieme con Andrea di Guido condannato nel capo, e perdere la roba, & oltre a ciò a farsi in suo biasimo, come all' ora costumavono di fare i Fiorentini una certa dipintura, le quali cose la Repubblica ristornò; cosi alle preghiere degli Ambasciatori Senesi, che ne l'avevano supplicata, come per li meriti degli altri della Casa, di cui dice queste parole.

Quòrum etiam Predecessorum suorum quanta fuerit devotio apud Romanam Ecclesiam, Florentinum Populum, & Comunem, & Partem Guelfam eiusdem Populi Comunis opera perhibucrit testimonium veritatis.

Il qual fatto è registrato l'anno 1302. tali nominati della pace del 7. si legge il nome di esso Ciampolo, si come suo, e quello di suo fratello Poltrone con Francesco figlio di esso Ciampolo si legge in quella del 16. ma oltre a Francesco, egli ebbe

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be un'altro figlio detto Domenico. Francesco nominato della pace del 16. ebbe quattro figli, Poltrone, Andrea, Lione, & Aldobrandino, ma egli interviene ancora in quella del 42. il nome della sua moglie fu Nente, la quale facendo testamento nel 1370. constituice suo eredi Lione, & Aldobrandino nell' 80. dovevono per avventura essere morti. Poltrone faceva procuratore Andrea suo fratello, e Poltrone, & Andrea delli si vedeva una scrittura del 1360. in cui Poltrone faceva procuratore Andrea suo fratello, e Poltrone nella pace del 42. è posto.

Se io voglio dire di questo nome di Poltrone quello, che io sento, porto una certa credenza da quelli antichi huomini militari cosi fatti nomi a loro figli essere stati messi per un certo stimolo d' onore, accioche tanto più si fossero ingegnati di rispondenre coll' onorcuolezze dell' opere alla brutteza del nome; si come i Bardi per avventura feccero ancor essi con il nome di Castrone, che fu poi Capitano d' Esercito. Veggio del 1407. come Sandra di Lupo di Cione fa testamento alli 2. di Luglio, ove nomma suoi Eredi Antonio di Domenico suo nipote, il quale Antonio, si come io non veggo chi fra; cosi non veggo se Sandra sia donna, o figlia di Lupo. Domenico fratello del già detto Francesco, e figlio di M. Ciampolo nominato ancor egli nella pace del 42. si vede, che l' anno 51. interviene in consiglio del Comune per uno de' grandi, la qual cosa dovendogli essere venuto a noia, come quello, che non li lasciava godere tutti gli onori della Repubblica l' anno 1361. alli II. Ottobre insieme con Niccolò, e Ciampolo suoi figli renunziano alla Consorteria, & all'Arme, volendo che per l'avvenire sia una Croce rossa in Campo bianco, la qual Croce in ciascheduno de'suoi quattri abbia una Stella azzurra, e che non più de' Cavalcanti, ma de' Ciampoli debbino appellarsi. Qui mi piace uscire e al quanto della proposta materia, e spiegare un mio concetto, il quale molto tempo è che io porto racchivso nell'animo ; quale è di mostrare quanto sia falso quello, che volgarmente si dice, che il Principi stefsi per queste opinioni d' onore, che hanno radicaro nelle menti delli huomini non possono ovviare alli difordini, che da corali opinioni derivano cò pericolo della vita, e quello che è peggio, cò quello dell' anima, per non soggiaccie all' infamia, e disonore del Mondo ; parendo a me, che sia in loro balia con introdurre l' usanze buone, dar bando alle cattive, poiche per rigore dell' usanze cattive, molte volte siamo constretti asumare per cose onora e quelle, que sono piene di disonore. Qual cosa si può con il penhero andare immaginando, che sia più grave, e faticosa a mortali, che ridurli a rinunziare alla nobilità de' loro maggiori, all' Arme delle loro famiglie, al Parentado, & alla ricognizione del' suo sangue ? Il che pur fece la Fiorentina Repubblica non con Ferro, ne con la minaccia, ma si soavemente, che convenne, esser pregata, e supplicata più volte, perche in luogo di singolar grazia fosse conceduto altrui, il renunziare alle dette cose. Dolgansi dunque i Principi di loro medesimi, & non de' sudditi, se non sanno trovar modo di ritirarli al bene, & a farli stare ristretti entro a termini della legge; potendo per l' esempio da noi portalo, cialcheduno da se medesimo fare coniettura, cosi potere in processo di tempo parere atto pieno d' ignominia, il vendicarsi dell' ingiurie, quando per legge, o per costume se ne introducesse l' osfervanza, come per avventura è iepucato oggi ossizio indegno di huomo nobile, & onorato il non vendicarsene; per questo fommamente par bene, che dicesse Attabano a Temistocle, che le leggi dogli huomini sono molto differenti in fra loro, perche tali cose sono in un luogo slimate oneste, che altrove, disoneste sono reparate, e che nondimeno a ciascheduno conveniva; & era cosa lodevole, l' osservare i costumi, e le leggi della sua patria. Questo

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Questo è quello finalmente, che io voglio per hora conchiudere. che se onesto è per la possanza delle nostre Leggi, & ufanze fare molte volte quelle cose, che oneste non sono ; perche non fare leggi, & introdurre ufanze, che solo quelle cose per buone, e per oneste approviamo, che veramente per se stesfe di oneste, e di buone meritano avere nome ? Ora per ritornare cola donde ci siamo partiti ; dico, che di Niccolò, (perche di Ciampiolo non vedo successione) usci Tommaso, e di Tommaso, e Margherita Cardini sua Donna figlia di Piero di Corrado, nacque Niccolò, Piero, Ciampolo, e Francesco.

Costei l'anno 1454. fa Procuratore Niccolò suo figlio, il quale come che a 40. anni della sua vita fusse pervenuto non lasciò di se figli, Piero, e Ciampolo dovettero morirsi più giovani, tal che non ne rimase successione se non di Francesco ; Francesco nato l' anno 1435. ebbe due Donne Ginevrra Zati, e Margherita Banchi ; esercitò molti ofizi della Città, e morissi l' anno 1504, essendo de' Conservadori di Legge; della prima ebbe due femmine, Lucrezia moglie di Bernardo Ugoccioni, e Tita, che congiunse con Luca Berardi ; Del secondo matrimonio oltre i tre maschi, nacquero tre altre femmine, Ginevra, & Anna, che si feccero monache, e Lisabetta, che a Rinaldo Rondinelli fu maritata. Delli maschi Niccolò, che fu il secondo non ebbe figli ; Lorenzo nato l' anno 1491. ebbe per moglie Lisabetta del Cittadino, e Sibilla Pucci; della prima procreò Francesco, e Vincenzo ; della seconda Andrea, Giovanni, e Silvestro. Francesco ; Giovanni, e Silvestro si morirno giovanni senza secessione ; e Vincenzo ebbe per moglie Maddalena Salvvcci, della quale procreò Lorenzo, Francesco, Luca, Pier Maria, Girolamo, e Vincenzo chiamato cosi dal nome paterno, per essere nato un mese dopo la morte del Padre, & Andrea, che al presente si trova nella Città di Roma già 30. anni ; Tommaso fratello di Nicollò, di Lorenzo, e figlio di Francesco di Piera Frescobaldi procreò Francesco, cosi detto dal nome dell' Avolo paterno, quale mori d' eta perile, e sotterrato in S. Maria Novella vicino alla sopradetta sepoltura di Madonna Biagia, dove si vede un Marmo con il suo nome: Dipoi procreò Stoldo, (nome usicato nella Casa de' Frescobaldi, donde egli descendeva per linea Materna) e Gio: Batista, e Francesco. Viveva anche il vecchio Padre; e se la nobiltà, le ricchezze, e gli onori accompagnati da una valida, e robusta vecchiaia sono cosi buoni mezzi ad acquistarsi parte di felicità in questa vita, buona derrata certo n' era toccata a Tommaso ; ma ecco l' instabilità della Fortuna, che vivente egli ancora, fu Stoldo per seduzione di Pandolfo Pucci indotto a congiurare contro il Duca Cosimo, e messo mano a' colpevoli, fu dopo gli atti juridici a Stoldo tolta la vita l' anno 1559. non essendo egli giunto ancora al trentesimo anno della sua età ; volle nondimeno il Duca per li meriti de' suoi maggiori la parte della roba, che a lui perveniva al detto suo Padre Tommaso concedere, e morendo poi detto Tommaso, lasciò suo erede universale detto Gio: Batista, il quale senza portare punto la pena del fallo fraterno, si come li furono dati li beni, che ragionevolmente non se li aspettavano; cosi ancora li fu cresciuta la reputazione, & onore, essendogli dal Duca subito dopo la morte di Tommaso conferita, quali paterna eredità, la suprema dignità del Quarantotto ; e quello, che è più da essere pregiato non altrimente da Valerio, e Scipione, avanti all' età consueta, ottenuta; dal qual Gio: Batista, conforme alla volontà paterna, fu poi con tanta fare la Cappella de' Cavalcanti, in S. Spirito, e cosi come egli fu magnifico nella fabbrica,

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ca, fu ancora modesto nella lode, avendoci con filiale pietà fatta scolpire la Testa di Tommaso con l'iscrizione a lettere d'oro, que segue appresso.

D. O. M

Thoma Cavalcanti Civi Flor, qui
Cum summa Nobilitate, summas
Divitias addidisset, non solum mercaturam
Singulari prudentiagessit, Cumq; annos 74.
Ex plevisset Florent. XI. Kal.
Quintil. vitam cum morte commutauit Anno 1560.

E sotto la Tavola di detta Capella vi sono l'appresso parole a lettere d'oro.

Baptista filius Parenti optimi. P.C.
Hoc quod vides Sacellum varys nobilibusq, Marmoribus,
Ab AEgypto vsq; Angliaq; adduxit,
Constructum, Baptista Cavalcantes Thoma filius,
Fecit Religionis ergo,
Maximis sumptibus edificandum cur auit, Anno 1562.

Di Gonstanza Giraldi ebbe quattro figli maschi, de quali non più, che due vivono alli nostri tempi, Tommaso, e Giovanni Anselmo, a cui Isabella del Tovaglia è stata per moglie; Giovanni in cosi buona opinione appresso tutti, che hanno dato di loro ottima speranza.

Del 2. Poltrone fratello di Ciampolo, e figlio di M. Cantino, il quale intervenne ancoregli nella pace del 1316. usci Luigi compreso nella pace del 42. questo è nominato M. e per scritture del 46. si vede, che egli ha beni in Valdipesa, del 51. apparisce, che egli era de' grandi, e credo che sia quel Luigi, di cui nelle mie Istorie scrivo, che fu l' anno 1378. Ammonito, dovette morire molto vecchio, imperoche fecce testamento l' anno 1400. nel quale instituisce suoi Eredi Niccolò, Antonio, Giovanni, Biagio, e Poltrone suoi figliuoli, di che è rogato Paolo Cenni da Castel Fiorentino; non mi sono incontrato a trovare successione di tanti fratelli, ne a notizia alcuna loro particolare, se non che Poltrone fu fatto di popolo l' anno 1434. Si ha anche da dire, che dal primo Poltrone oltre M. Cantino fu figliuolo Giachinotto i cui figli Guido, Niccolò, e Felippo si leggono nella pace del 42. Io non hò scritto di queli di Cosenza, e già di sopra dissi, che mi pareva impossibile, che da altro Ramo potessero uscire, che da quello della prima porzione ; nondimeno se io vedessi in che tempo Filippo è fatto Signore del Feudo di Sallittari sarebbe agevol cosa, che io m' induccessi a credere, che fosse questo Filippo, il quale andato per avventura a Napoli con gl'altri suoi parenti M. Mainardo, e M. Amerigo, quivi si fosse ancor'egli allogato.

Tutto questo scrive Scipione Ammirati, e venendo al Ramo di Niccolò oggi vivente quale descende da Mazzante figliuolo di Giannigosso dice.

Nella quarta parte è scritto Barnassa di Mazzante, questo Barnassa è ancora nella pace del 16. & in quella del 42. nella quale intervieni com 5 figli Acerrito, Sandro, Gaddo, Simone, e Giovanni; e perche questo Giovanni sia pur padre di Simone, di cui esce altro Barnassa, quale nella listra de' Cavalcanti fatti di popolo l' anno 1434. insieme con il suo figlio si trova notato. Di Simone, Giovanni, e Iacopo vengono fuori; e cosa quali impossibile, che alcuni di costoro alcuna azzione non

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non abbiamo fatta, ma a me non è fattaconceduta grazia da Dio di potere indovinare : Giovanni di Simone, e Simone di Giovanni, Di Iacopo sono figli Piero, e Raffaello, di questo nascono Iacopo, e Lionardo ; di Iacopo un altro Raffaello. Di Piero, Guido, e Giovanni padre del Cavaliere Brunoro, che ha generato Niccolò vivente ; e tutti ancora di questa linea si leggono alle Decime.

Dichiarate tutte le linee viventi, secondo il nostro stile rimostraremo ora l'Albero, che molto numeroso lo fa il suddetto Scipione, ma noi non dimostriamo, che tutte le linee oggi viventi, e che sono alla nostra cognizione pervenute, non possono ancora in altre parti vivere, de' quali avendone noi evidente prova, non mancheremo in altri volumi ponerle, e deseriverle con il medesimo, e nostro consucto stile.

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Non si pone in dubbio, che questa nobilissima famiglia non abbia più remoto principio da quello, che si è da noi per scriture autentiche dimostrato; e ciò depende dalla penuria delle scritture, che pochese ne trovono in Fiorenza di quei Secoli, & è mero accidente, che una famiglia antica, e nobile si rincontri con quelle; e rincontrandosi può ben quella chiamarsi fortunata, mentre mostra più antichità dell'altre col fondamento delle scritture, Il vedere, che questa governava negli antichi Secoli la Repubblica Fiorentina, e che aveva il Dominio di molte Castella, come erano Monte Calvi, le Stinche, Luco, Ostina, & altre in Valdipesa, in Valdigreve, & in Valdarno, come dice l' istesso Ammirato, e le scritture, che ancora extant fanno prova evidentissima, che questa famiglia è antichissima, e nobilissima, e potentissima nel grado delle famiglie private. Scipione Ammirato và discorrendo di questa famiglia in questa seguente guisa. In Firenze le loro abitazioni furone in torno a Mercato nuovo nel Quartiero di S. Piero Secheraggio, si come il Malaspini racconta al Cap. 105. e nelli libri delle Reformazione apparisce Cavalcante insieme con Abate di Lambarda essere stati Consoli l' anno 1176. Gia era entrato in Italia il maladetto umore della parte Guelfa, e Ghibellina, quando accesa la Città di Fiorenza per la morte di M. Buon del Monte di Cittadine discordie, ancor ella nelle dette fazzioni l' anno 1215. venne da dividersi, e non essendo quasi famiglia alcuna nella Città, che o all' una, o all' altra delle due parti non s' accostasse, i Cavalcanti, come quelli fazzione Guelfa, si congiunsero pure essi, onde molte brighe, e contese poscia seccederono, come di mano in mano si vedrà nei suoi luoghi appresso facendo palese. Tra tanto si trova in questo medesimo anno, che avendosi tra le Città di Fiorenza, e di Bologna a fare alcun patto, e convenzione tra il numero di coloro, che sono a consigliare la Repubblica, si legge il nome d' Aldobrandino Cavalcanti. Ma non tardò molto in Fiorenza ad apparire il frutto del ma seme sparso delle civili discordie, venendo spesso gl 'stessi Cittadini, e molti tra di loro di parentado, e del medesimo cognome, o famiglia congiunti, al ferro, & al sangue, e scacciarsi infino l' uno con l' altro con specie di rabbia, e crudeltà dalla Patria Comune; avvenne l'anno 1245. che dopo molte battaglie fatte dentro la Città fra l' una, e l' altra parte ; finalmente i Guelfi ; (tra quali sono nominati i Cavalcanti) dai Ghibellini furono discacciati per gli aiuti, que essi ebbero dall' Imperatore Federigo; e come se la fortuna faccesse a vicenda tredici anni dopo i Guelfi discacciarono i Ghibellini, che fu l' anno 1258. si come l' anno 1260. per la rotta ricevvuta di Monte aperti, convenne a tutti Guelfi di Fiorenza (fra quali furono i Cavalcanti) lasciare la Città, le abitazioni, e li beni loro a Vincitori Ghibellini; ma per la vittoria, che ivi non molto tempo dopo il Re Carlo riporttò del Re Manfredi, migliorare le cose de' Guelfi in Italia sommamente, i Guelfi titornarono alla Città; ne si vergognarono di fare sentire a Ghibellini quello, che a loro poco dianzi da esse gli era convenuto sostenere, avendoli dalla Città discacciati, e privati parimente de loro beni, come con giusti nemici si costuma; e questo avvenne l'anno 1266. Ma non essendo ne' petti de' mortali in guisa spento l' ardore della carità, che da alcuno non fosse pensato di prendere a tanti mali qualche rimedio, riparossi da parecchi con grosse mallevadorie, per guarentizie, e con parentadi in fine si procurò di mettere qualche accordo fra tanti idegni : Onde ne' primi giorni del l' anno seguente fra gli altri fu fatto parentado tra M.Cavalcante Cavalcanti, e M. Farinata degli Uberti potentissimi Cavalieri di quei tempi, dando M. Farinata una sua figliuola per moglie a Guido figliuolo del suddetto

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to M. Cavalcanti ; quale questo Guido si fosse, fu con si nobili lineamenti, e con siuvi colori ritratto al naturale dal Boccaccio, che per poterlo veder al vivo, non cifa bisogno altrove ricorrere. Guido Cavalcanti (diss'egli) oltre a quello, che fu uno de' migliori Laici, che avesse in Mondo, & ottimo filosofo naturale, fu leggiadrissimo, e costumato, & houmo molto parlante, & ogni cosa, che far voleva, & a Gentilhuomo pertinente, seppe far meglio, che altr' huomo, e con questo era huomo ricchissimo; e sapea onorare chi nell' animo capea, che il valesse ; Fu tanta la dilui riputazione in quei tempi, che tutti i grand' huomini di quell' eta ebbero in pregio di far di lui menzione, e di honorare i loro sonetti con il suo nome; che però fra l' altre qualità sue fu anche eccellente Poeta : il Petrarcha volendo a concorrenza degli altri Poeti in quel Secolo più celebrati fare una bellissima canzona; e ciascuna stanza di essa chiudere col principio di una delle migliori canzone di quei Poeti, con cui egli avesse a paragonare le forze del suo ingegno: Fra le altre prese il principio d' una di quelle di Guido

Donna mi prega perche voglio dire, &c. La qual canzona fu cosi bella, e cosi dotta reputata, che Egidio Roamano nobilissimo fisico, e metafisico; e Dino del Garbo Fiorentino Medico, e filosofo eccellentissimo di quei tempi non si sdegnarono di commentarla. Dante più d' una volta fece di lui nella sua maravigliosa opera memoria ; & a gran ragione si fece domandare da M. Cavalcante padre di Guido il quale nell' Inferno ritrovò quelle parole.

Se per questo cieco
Carcere vai per l' altezza d' ingegno:
Mio figlio ove è ? E perche non è teco.

Ne gli negò Guido avere nella Poesia, come che mostrasse di sdegnare quell' arte, avere avanzato tutti gli altri scrittori avanti di lui, facendolo avanzare Guido Guinscelli stato avanti di esso stimato il primo in opera di rime Toscane, mentre dice l'infrascritte parole.

E cosi ha tolto l'uno all' altro Guido la gloria della lingua.

Fu dunque con queste Alianze fatte, messo qualche accordo fra le fazzioni; come che ne questo lungo tempo durasse ; imperoche cacciati i Ghibellini, i medesimi Guelfi, come accade, ove abbondono gli agi, vennero fra se stessi a dividersi ; onde mandati Ambasciatori al Papa Niccolò IV. cosi da Buonhuomini della Città, che bramavono di vederla in riposo, come da' cacciati Ghibellini di nuovo convenne, che si facesse opera di comporsi in pace, per il che fu dal Pontefice mandato in Fiorenza con ampia potestà il Cardinale Latino suo Legato, il quale, come huomo d' esperienza, e per bontà di vita, di molto valore; e perche aveva in sua Compagnia 300. Cavalieri di quei della Chiesa, fu di tanta autorità, & industria, che in gran parte venne ad acchetare le Fiorentine parzialità.

Questo viene dal Villani al lib. 7. Cap. 56. riposto l' anno 1278. ma secondo nota il Borghini, e come noi abbiamo potuto vedere nelle scriture di queste Reformagioni l' accordo segui l' anno 1280. e questa è la famosa pace del Cardinale Lattino nella quale si veggono per i libri questo publico ricevuti in malevadori molti de' Cavalcanti per la parte Guelfa, come fu Guido suddetto, un altro Guido figliuolo di M. Giovanni Schicchi, Ciapo, e Schiatta tutti della medesima famiglia de' Cavalcanti. E non di meno non passò molto tempo, che la Città, o per dir meglio i Nobili,

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bili, i quali erono pregni di cativi umori, di nuovo tornarono all' usate discordie, i come accadde tra' Cavalcanti, e Buondelmonti, le quali nimistà delli loro abbassamenti furono cagione, avendo il popolo, che era fra se stesso unito, potuto metere il freno a costoro, il che come parte più debole non avrebbe potuto fare, se la potenza de' Nobili per le di loro pazzie non si fusse da se medesima indebolita ; onde forti l' ofizio del Priorato, e la grandezza de' Popolari, la quale esclude dal governo le famiglie de' Grandi, & in se restrinse l' autorità, e la fomma delle cose, & c. E venendo esso a formare l'Albero con la sua dichiarazione, noi non notaremo se non quello, che s' appartiene all' azioni de' particolari di questa famiglia, la quale godè sempre i primi gradi nella sua Città, avanti si erigesse il sopraddetto Priorato, leggendosi più Consoli, che all' ora governavono la Repubblica, come furono Cavalcanti, Gianniberto, Adimari di Giannolitto, Schiatta, Uguccione, Iacopo, e quasi tutti quelli, che sono da noi posti nel pedale dell' Albero, quali furono in vero tutti Personaggi qualificati, & insigniti, oltre al Consolato anche della dignità di Cavaliere, di Capitano, d' Ambasciatore, & altro, come in tutti libri de' Capitoli alle Reformagioni si leggeno; e con ragione scrisse il Monaldi sopracitato di questi Signori le seguenti parole.

Ma per dar principio a raccontare con brevità alcune azzioni della predetta famiglia, cosi diciamo : Che nell' anno 1260. M. Cavalcante gran Cittadino, e Cavaliere Fiorentino per sua virtù, e prudenza annumerato per uno de' Principi di parte Guelfa della nostra Repubblica ebbe un figlio chiamato M. Guido, che non solamente nelle vita civile fu eccellemtissimo, ma esercitato ancora in ciascheduna specie di speculazione ; fu acutissimo Dialettico, egregio Filisofo, famosissimo Poeta, molto esercitato ne' versi Toscani, che nel presente giorno si veggono cosi dolci, e molto soavi, tipieni di gravità, e di dottrina, vicendo, fuori di Dante, tutti ali altri, che fino alla sua età scrissero in Roma. Di poi nel 1284. M. Guelfo Cavalcanti essendo Commissario di Guerra de' Fiorentini, sconfisse li Pisani, facendo di loro molti prigioni; avvenne di poi, che nel 1302. sendo Capi di Parte bianca, furono moli di loro posti in esilio, e disfatti nella Città, e Contatdo, e di più decapitati Tommaso, Teghiaio, e Donato, tutti tre de' Cavalcanti. Per torre a questa famiglia ogni potenza, gli fu levato per forza dal Popolo Fiorentino il Castello delle Stinche, posto con gran fortezza nella Valle di Greve stato anticamente di qusta famiglia ; perche quelli, che dentro ci furono presi, furono i primi, che furono posti nella Carcere di nuovo edificata nella nostra Città, si chiamò quel luogo dipoi dal suddetto Castello dove venivono, & ancor oggi pure si chiama le Stinche. Di poi andarono nella Valle di Pesa; e preso il Castello di Monte calvi, similmente di questa famiglia salue le persone, le quali uscendo fuori, vi fu morto un figlio di M. Bianco Cavalcanti da un Giovani della Tosa, che molto ne fu biasimato per la sicurezza, che dal Comune gli era stata data; pei il che questo tumulto, M. Francesco Cavalcanti Cavaliere dello Speron d' oro, ritirandosi nel Valdarno di sopra, fu morto dagli huomini di Gaville, Villa di ottimi vini; per il che molti dipoi di quel luogo per vendetta furono morti : Di questo fa menzione il nostro Poeta Dante nella sua Cantica, dicendo.

L' altro era quel, che Gaville piangea.

Laonde poi nel 1311. M. Passiera Cavalcanti Cavaliere di gran credito, e seguito, uccise M. Pazzino de Pazzi gran Cittadino, e Cavaliere Fiorentino, con dire

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re fusse stato cagione della morte de' suoi Consorti; per la qual cosa correndo il popolo alle case de' Fiorentini Cavalcanti, le arsero; e per all' ora i principali di questa famiglia furono cacciati dalla Città : nè però si persero i Cavalcanti d' animo; perche ridottisi nel Regno Napolitano, oltre a molte dignità acquistatevi di più Signorie, furono ancora M. Luigi, e M. Benedetto Vescovi Rapolani ; e M. Mainardo Gran Contestabile di detto Regno. Fu ancora M. Aldobrandino Vescovo d' Orvieto, Arcivescovo di Pisa ; e M. Roberto Vescovo di Volterra : Fu depoi nel 1326. M. Giannozzo Cavalcanti Commissario nella guerra contro Castruccio, che dalli Sacrittori viene mentovato Cavaliere savio, prode in arme, e di gran configlio : Questo fu dipoi nel 1330. Capitano nel grand' assedio di Monte catini ; e nel 1335. fu Luogotenenente nella Città di Genova per Roberto Re di Napoli ; & ultimamente fu Consigliero del Duca d' Atene ; per lo che dipoi per la cacciata di quel Duca essendo creati quattordici Cittadini, con autorità di potere lo stato di Fiorenza riformare, fu nel numero di queli ; ebbe questo un figlio chiamato M. Amerigo, che fu Cavaliere Fiorentino, Oratore per la sua Patria nel 1350. al Duca Lando di Germania ; è dipoi nel 1364. Oratore alla Repubblica di Pisa. E nelle Riformagioni di Fiorenza al libro delle Lettere dal 1343. al 1347. leggiamo da vantaggio, che fa gran Capitano, e mandato in diverse spedizioni, come fu quella, che fece la Repubblica in aiuto del Legato di Bologna l' anno 1344. per la ribellione di Forli alli 20. d' Agosto sotto la direzione di questo Capitano, e M. Manno Donati con Cavalleria, e fanteria. Etal libro delle Lettere del 1352. al 55. si vede Giannozzo suo padre cavaliere essere spedito Ambasciatore a Sarzana per trarrare la pace con l' Arcivescovo di Milano. Il sopradetto Autore seguita a dire, che l' anno 1377. fu Ambasciatore M. Mainardo Cavalcanti Cavaliere dello Speron d' oro a Papa Urbano VI. e dopo il secondo anno per il tumulto popolare furono confinati Luigi, e Tommaso di Rinieri Cavalcanti ; nel qual tempo fiorirono M. Aldobrandino Cavalcanti del. l' Ordine Gerosolimitano famoso Teologo ; e nel 1403. M. Giachinotto figlio di M. Salice Cavaliere fu mandato per riformare lo stato de' Pistoiesi. Ma essendo noi trascorsi troppo col sopraddetto Autore, non si deve tacere M. Domenico di M. Ciampolo de' Magnati figliuolo, poiche fu huomo ancora insigne, & impiegaro dalla sua Repubblica in diversi governi, & Ambascerie, come si legge al lib. 4 de' Capitoloi del 1333. come anche fu Cionello di Massimo Cavalcanti impiegato in diversi governi, e Capitano di esperimentato valore, leggendosi nel medesimo libro l' anno 1334. Capitano de' Guastatori nel Armata Fiorentina. Nel 1335. Ottaviano di M. Filippo Cavalcanti fu Ambasciadore alla Città di Bologna, come in detto libro. E Capitano di grido fu M. Lamberto Cavaliere figliuolo di M. Theghiaio pure Cavaliere figliuolo d' un' altro Lamberto Cavalcanti, e fu quello, che concluse, come Ambasciatore della Repubblica Fiorentina l'anno 1281. la Taglia con i Sindaci della Città di Lucca, di Siena, di Pisa, di Volterra, e Pratesi, che si stipulò in Prato alli 8. di Febbraio in compagnia di M. Leone Acciaioli pure Cavaliere. Furono ancora huomini fegnalati Cantino di gran valore ; e Rosso con buona licenza della sua Repubblica, per la sua gran fama fu fatto Potestà della Città d' Imola, come al libro 19. de' Capitoli; e Bernardo fu uno de' Commissari del Campo contro i Pisani, come al libro delle Lettere del 1404. Commenda il suddetto Autore di questa famiglia M. Bartolommeo, che fu gan

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gran Rettorico, & Oratore singolarissimo, e M. Cante, che fu Commissario nella Guerra di Pisa ultima, e M. Tommaso di Francesco, che fu Cittadino di maravigliose ricchezze, e M. Gio: Batista suo figliuolo, che di poi fu Senatore Fiorentino, il quale con grande spesa edificò quella fabbrica in su la strada di sopra, che và a Prato, per farvi la carta da scrivere in benefizio della nostra Città, nel qual luogo spese assai tesoro ; e M. Guido cognominato Scimia, che fu famoso Cavaliere, e M. Giovanni Schicchi chiaro Capitano, M. Giulio Poeta, & altri, e poi smisce il suddetto Monaldi ; al cui racconto s' è aggiunto da noi quello, che per scritture autentiche abbiamo di questa Famiglia Cavalcante ritrovato. Scipione Ammirato aggiunge che il sopraddetto Aldobrandino Vescovo d' Orvieto del 1279. fosse de' Frati Domenicani di S. Maria Novella (dicendo) i quali sogliono essere diligenti in conservare le memorie de' loro Frati in dignità constituiti, molta notizia ci lasciono di lui, che oltre il Vescovado fu Vicario di Roma, che fu 12. anni Governatore de' Frati di S. Domenico, che fecce faro il modello della Chiesa di S. Maria Novella, per far fare quella parte, che di nuovo è fatta, e che lascio alla sua morte denari percche fosse messo in assetto tal' edifizio, e cosi segui; che il suo corpo fu messo sopra l' uscio della Cappella di Nostra Donna, come si costumava fare in quei tempi, che mentre egli visse, fece la Sagrestia vecchia, che era falito fino ful primo piano, dove si suonano le campane, come si vede nell' arme, che sono in esse luogo de' Cavalcanti di dentro, e di fuori ; & oltre a ciò fece la Libreria di detta Chiesa, ove per lasciare di se memoria, si fece ritratre al naturale, lasciando, che fusse in detta Chiesa murara una Cappella intitolata S. Maria Maddalena, la quale rimase per i suoi fratelli, e successori di essi in perpetuo; la qual Cappella è sotto la volta, che divide la Chiesa, e quali nel mezzo di essa volta. Di questo pure Francesco Bochio nelli suoi Elogi sopra gli huomini Fiorentini per dottrina insigni, al quale Aldobrandino fa copioso Elogio, dal quale in ristretto se ne cava quanto appresso, Parla del suo ingresso alla Religione Domenicana, dell' assiduità nelli studi, della sua bontà di vita, quasi santa in quella; della sua gran capacità ne' negozo, quali benchè ardui facilissimi li rendeva; e tanto grand' huomo si rese appresso, che tutti l' acclamavono a dignità supreme; alli quali applausi Papa Gregorio X. non potè negare i suoi gran meriti, per i quali (benche inuito) lo creò Vescovo d' Orvieto, non valendo appresso di se le scuse dell' Aldobrandino Cavalcanti, che adduceva sempre la sua debolezza, e non meritare questa si grave carica, e dignità cosi conspicua : ma costretto dall' ubbidienza, e dalle bravate di S.B. soccombè al suo volere. Il raccontare il modo, col quale governava, viveva, e predicava, ciascuno da per se medesimo senza l' Elogio so lo può immaginare ; essendo addottrinatto, e dotato di quelle qualità, che sopra osservando puntualmente l' Epistola di S. Paolo Si quis Episcopatum desiderat. Il suddetto Pontefice, avendo veduto, & esperimentato quanto valeva, e negli affari del governo, e dovendo esso assistere al Concilio di lione in Francia, non seppe eleggere migliore suggetto per ben condurre una tanta mole de' negozi, che il nostro Aldobrandino Cavalcanti con carica du suo Vicario nella Città di Roma fino al suo ritorno da quelle parti; onore in vero degno d'un tanto suggetto. H&c ipsa (proferisce il suddetto Autore)

Maximi Pontificis summa animi inductio de Aldobrandino ( qua quid nobilus, quid mains excogitari potest ?) tantum omnino iure optimo valet, vt fit cunct is laudibus gloriose sue ferenda, certissima enim opinione statucre animo, cum qui Pontiflex nonsit Pontificis munia obire posse, tam magnum est, vt ist, cuius virtus etiam periclitata

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ta est, quouis amplissimo gradu dignus esse videat. Et profecto, quicquid sapienter in disciplinis nobilissimis dedicerat, sapienter explicavit in hoc onere Pontificio, gessit. n. se summacum vigilantia, & graviter; nec defuisset ei, vt hominum est opinis, dignitas maior, si Gregorius Romam (mortus est. n. Arety) incolumis ex Gallia reaysset, Dum curam rerum amplissimum Roma sustinet, magno dolore vir probus, atq; integer affectus est. Iniquissimi. n. homines graves inter se inimicitias tota Italia exercebant, crudeliter certabant odys, neg; Vrbes modo, aut oppida, sedetiam singula familia factionibus Guelforum, & Ghibillinorum divisa atrociter dissidebant; nec qui tot ruinis, & cadibus consuleret, aut mentes depranatas sanaret, reperiebatur.
Homines sua perversitate incitatis, quin Aldobrandino facesserent negotium, non defuerunt, quibus tamen vir brobus, & prius divino pr asidio adiutus restitit ve hementer; & ne quid detrimenti caperet Ecclesia, summa vigilantia providit. Vir apprime insignis probitate, idemq; doctissimus, dum vitam suam exornat sanctitate, facilc (vel se insciente) posteros suc familie, illustravit.

Si distende poi il suddetto Autore nelli dottissimi scrit da esso lasciati, e di filosofia, e di Teologia, di Prediche, e di spiritualità ; e particolarmente le Prediche sopra tutte le Domeniche dell' anno, e nelle festr de' Santi ; e la dottissima esplicazione sopra l' Apocalisse, che si conservano nella Biblioteca de' Canonici Regolari di S. Salvatore in Venezia.

Florentia mortem obyt (proseguice il suddetto Autore) Aldobrantinus, non solum suorum gregalium, sed totius etiam Civitatis dolore : Luxerunt propinqui desiderarant viri granes, & quicumq, eum novit, dedit ei verborum, & Lacrymarum testimonium. Vt tunc temporatulerunt , sepultus est summa cum dignitate, & magnifice in Ecclesia Diva Maria, qua quia instaurata est, Novella postea nuncupata est Anno 1279. AEdificationem huius pulcherrimi Templi, ne rem egregiam silentio prateream, non consilio solum, atq; autoritate, sed labore, & pecunia ivvit Aldobrandinus mirabiliter : quibus rebus vir industrias tanto tempore profecit ( subiecit. n. se oneri granissimo sua sponte) vt, qua necessaria crant, curarit diligenter; & ne quid de esset adrem persequendum, sapienter providebit.

Si dilata poi in lodare Guido Cavalcanti per huomo di maravigliosa virtù, che nium'altro era in quell'età suo pari; e pure in quei tempi fiorirno Dante, Dino del Garbo, Turrigiano Rustichelli, e poco depo Boccagio, il Petrarca, e Lapo da Castiglionchio tutti, per non uscire da questa sfera, huomini dottissimi. Testimonio di ciò ne sieno i suoi manuscritti, comentati da' primi ingegni del Mondo ; e da tutti vien lodato con gloria di tutta la famiglia de' Cavalcanti. Si diffonde ancora in lodare Bartolomeo Cavalcanti per uno de più eruditi Oratori del suo secolo, avendo lasciado molti manuscritti, e libri pieni d' ogni erudizione, che si possa mai desiderate ; onde vengono e Guido, Bartolommeo Cavalcanti celebrati per i maggiori virtuosi del loro secolo a lode, e gloria di questa famiglia Cavalcanta nobilissima per antichità, e piena d' huomini tanto insigni in lettere, & armi, che poche possono uguagliarsi a questa. Parla il sopracitato Scipione Ammirati di quel Manno, che fu Canonico Fiorentino Proposto di S. Ginesio, e S. Maria in S. Miniato al Tedesco, e Pievano di S. Maria a Cellole con altri Benefizi ; e molto dal Pontefice Sisto, nelle mani del quale rinunziò poi l' anno 1483. acciò n' investisse Gio:Bernardo Cavalcanti figliuolo d' Antonio Cavalcanti come fece; e dice ancora, che Bernardo Cavalcanti del 1290. fu chiamato Potestà della Città d' Osimo nella Marca, come altresi il suo fratello Filipppo, che fu pur lui Potestà l'anno 1295. a Volterra

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terra, & altri da noi descriti di sopra. Questa famiglia in fine risplende sopra ogn' altra nel Regno di Napoli ; si per le Ricchezze, si per i feudi, chi vi possiede. In Fiorenza vivono tre famiglie, cioè figli di Niccolò, e quei di Gio: Batista, che sono Gio: e Francesco, che ambidue notriscono spirit generosi, e grandi, il primo in belle lettere, & azioni Cavaleresche si esercita, e l'altro nell'arme, che oggi fatto Capitano nel Reggimento del Maresciallo di Campo Magalotti della famiglia de' Bardi per cimentare a favore del Bellicoso Re di Francia il suo coraggio, e valore, essendosi ritrovato al conquisto della maggior parte delle Piazze delle Provincie Unite, oggi soggette al Monarca delle Gallie, alla cui presenza da fatto vedere, che il valore con il quale questa famiglia si è fatta sempre rinomare, non resta punto estinto, ma ravvivato nella di lui persona ; l'altra è la famiglia d' Andrea cavalcanti, che numerosa di figlioli spiritosi si spera di vederne profitto a favore della casa Cavalcanti ; la quale si è imparentata con la prima nobiltà di Fiorenza, come già di sopra siè accennato, quali si aggiungono le nobilissime famiglie degli Amidei, de Panciatici, de' Squarcialupi, con i Sig. di Petroio, de' quali fu S. Gio: Gualberto, con i Guarnelletti, Buondelmonti, Tedaldi, Ridolfi, Peruzzi, Siminetti, Guicciardini, Mazzinghi, da Castiglionchio, Baroncelli, Bardi, Beccanugi, Bonaccorsi, Corsini, Niccolini, Fabbrucci, & altre infinite, per essere stata questa Casa delle più numerose di Fiorenza. I Cavalcanti portono un campo bianco seminato di Croce rosse. come si vede in questa.

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Raccolta

Bezerra Cavalcanti Marcelo

http://www.cavalcantis.webs.com/

Relais Cavalcanti - casa della famiglia a Firenze

Fattoria di LAMOLE - Castello Delle Stinche

Agriturismo vicino dal' Castello Delle Stinche

http://www.fattoriadilamole.it/

Castello Delle Stinche, Radda (Siena)

Costruito nel ‘806 dalla famiglia Cavalcanti al suo arrivo in Italia, fu espugnato e distrutto dai fiorentini nel 1304: i prigionieri furono portati nella repubblica come trofei di guerra. Del castello rimane una casa colonica. (chiantishire.org)

Tenuta il Corno & Fattoria Corzano e Paterno

 Castelo delle Monte Calvi

 

http://tenutailcorno.com/

A CORZANO già delle Castello Monte Calvi, proprio sotto la chiesa di San Vito, già Chiesa di Santa Maria a Monte Calvi, che non funziona più, nell' posto dell'cappella, ora ci sono moderni appartamenti. 

Il Castello delle Monte Calvi fu distrutta nella stessa epoca delle Stinche, nell' XX sec. una costruzione edile con varie appartamenti utilizzano le stesse fondamenta dell' antico castello. 

Gli appartamenti sono ben al di sopra le rovine storiche del Castello. Latitudine e longitudine sono stati registrati dal GPS 43.6288373, 11.1739002 

A CORZANO già delle Castello Monte Calvi, proprio sotto la chiesa di San Vito, già Chiesa di Santa Maria a Monte Calvi, che non funziona più, nell' posto dell'cappella, ora ci sono moderni appartamenti. Il Castello delle Monte Calvi fu distrutta nella stessa epoca delle Stinche, nell' XX sec. una costruzione edile con varie appartamenti utilizzano le stesse fondamenta dell' antico castello. Gli appartamenti sono ben al di sopra le rovine storiche del Castello. Latitudine e longitudine sono stati registrati dal GPS 43.6288373, 11.1739002 Nel corso dei lavori sono stati rinvenuti numerosi manufatti antichi e anché così hanno fatto l'opere soppra. Un vero peccato. Almeno ora sappiamo dove era la casa colonica di Cavalcanti a Monte Calvi.

 

Fattoria Corzano e Paterno - Monte Calvi

Corzano è situata su un affioramento ghiaioso ed era utilizzata come torre di guardia. E’ stata costruita secoli fa utilizzando i sassi dei campi circostanti. La presenza di tombe etrusche testimonia le antiche origini,  possibilmente etrusche delle fondamenta. 

Corzano è situata su un affioramento ghiaioso ed era utilizzata come torre di guardia. E’ stata costruita secoli fa utilizzando i sassi dei campi circostanti. La presenza di tombe etrusche testimonia le antiche origini,  possibilmente etrusche delle fondamenta.

La storica Villa Paterno, prima appartenente alla famiglia Machiavelli, e le tipiche case coloniche della proprietà sono state ristrutturate con grande cura,  ancora si respira e si vive  la serenità e la quiete così simili a questa terra. 

 http://corzanoepaterno.com/it/

 

Os Cavalcantis -  libro in vendita online su www.lulu.com  ID 10991003 - ISBN 9781257936618

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"Istoria Della Famiglia Cavalcanti" - ISBN 9781326720315 

ID 109004625 Lulu

"Registro d' Huomini e Donne Cavalcanti" - ISBN 9781326720346

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Mappa degli Cavalcanti nel mondo (700-1600)


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